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DONNE AL LAVORO: “MENO TEMPO, STIPENDIO E CARRIERA”
A EuroP.A. NASCE LA RETE PER LA PARITÀ RETRIBUTIVA

Uno stipendio più magro e minori opportunità di carriera. Per le lavoratrici della pubblica amministrazione le pari opportunità rappresentano ancora un problema. L’ostacolo maggiore? Il tempo, ovvero la necessità di conciliare i ritmi di vita e lavoro all’interno di un sistema - quello degli enti locali - che, oltre al merito, premia anche la presenza sul posto di lavoro

Disparità di genere all’interno delle pubbliche amministrazioni? È un problema di tempo. All’origine della mancata parità di salario e di carriera per le lavoratrici degli enti locali non sembrano esserci  pregiudizi o discriminazioni sessiste, bensì un gap organizzativo del sistema che tende a premiare la presenza sul posto di lavoro in misura maggiore rispetto al merito. Per le donne, la necessità di dedicarsi alla famiglia sottrae tempo al lavoro e complica l’accesso alle posizioni ‘alte’ all’interno dell’amministrazione. La differenza maggiore con i colleghi riguarda il salario accessorio: il settore tecnico, che offre maggiori ‘bonus’ economici, è infatti popolato in gran parte da una dirigenza maschile, mentre le dirigenti donne si concentrano nei settori amministrativi. È quanto emerge da una ricerca realizzata dallo Studio Santagostino di Milano sulla disparità salariale tra lavoratori e lavoratrici nella Provincia di Bologna e nei Comuni di Imola, Ferrara, Pianoro e Malalbergo: pubblicata nel volume “Disparità salariale. L’esperienza di benchmarking promossa dalla Provincia di Bologna”, la ricerca è stata presentata nel corso del convegno su “La rete nazionale per la parità retributiva nella pubblica amministrazione” all’interno di EuroP.A. Al termine dell’incontro è stata lanciata l’idea di una rete nazionale per le parità nelle retribuzioni e nelle carriere di cui faranno parte un Osservatorio permanente oltre a attività di diffusione e verifica delle buone pratiche già sperimentate.

La carenza di opportunità professionali per le donne emerge anche se si guarda al complesso del panorama italiano, fotografato dai dati di Eurostat, Isfol e Istat: nella penisola l’occupazione femminile è al 46% rispetto al 57% della media europea, e su 82 mila dirigenti solo il 5% sono donne. La paga media oraria delle donne è pari all’84% di quella degli uomini,  percentuale che scende al 64% per le laureate. All’interno delle pubbliche amministrazioni, il salario accessorio delle lavoratrici arriva fino al 72% in meno di quello dei colleghi.

 

 

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