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AICCRE/EuroP.A.: MINORI, “LA NUOVA SFIDA DELLA GIUSTIZIA MINORILE” “Solidarietà e federalismo solidale sono i valori che accompagnano da più di 50 anni la nostra storia e attraverso cui oggi vogliamo affrontare i problemi sociali, come le devianze minorili, attraverso la valorizzazione degli Enti locali. Per questo mettiamo a vostra disposizione le nostre reti italiane ed europee”. Lo ha detto il Consigliere nazionale Aiccre Piero Fabretti, portando i saluti del Segretario generale dell’Associazione, Senatore Roberto Di Giovan Paolo, alla tavola rotonda “Il sistema dei servizi minorili. Progetti per il recupero dei minorenni sottoposti a provvedimenti penali”. L’evento è stato organizzato dal Dipartimento Giustizia minorile, in collaborazione con la Polizia penitenziaria ed è stato ospitato dall’Aiccre, oggi 2 aprile 2009, nel corso della fiera EuroP.A., il Salone delle Autonomie locali. Anche Carla Olivieri, referente dell’Area ‘Sociale per l’Europa’ dell’Associazione ha sottolineato “l’importanza degli Enti locali nella concertazione delle politiche sociali” e ha ribadito che l’Associazione “utilizzerà tutti i suoi strumenti di animazione territoriale, informazione e sensibilizzazione per combattere pregiudizi e stereotipi sul tema e per costruire reti interistituzionali consapevoli sui territori”. Serenella Pesarin, Direttore generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari, Dipartimento per la giustizia minorile ha parlato, nel corso della tavola rotonda, di “una nuova sfida della giustizia minorile” attraverso “l’attivazione e l’implementazione di percorsi socio–educativi indirizzati al reinserimento sociale dei minorenni”. Pesarin ha anche ricordato “Le linee guida in materia di inclusione sociale” approvate lo scorso anno dalla Commissione Nazionale Consultiva e che definiscono ‘il Patto di inclusione sociale’ volto a “costruire una grande rete integrata e qualificata su tutto il territorio nazionale”. Per l’ispettore capo Luigi Petrucci, Comandante di reparto, istituto penale per i Minorenni di Nisida “bisogna sostituire alla cultura o all’incultura del silenzio, la cultura del dialogo, della comunicazione, della partecipazione… Una cultura in cui – ha sottolineato l’esponente della polizia penitenziaria – pur nella distinzione dei ruoli, i custodi offrono ai custoditi una concreta possibilità di tornare nella sociètà”.
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