EuroP.A.  Salone delle Autonomie Locali - Prodotti, tecnologie e servizi per la Pubblica Amministrazione, Fiera di Rimini

 

Oggi ad EuroP.A il punto sul rapporto tra comunicatori pubblici e giornalisti a livello locale

Presentato il Premio "P.A. Vicina", rivolto alla stampa quotidiana e periodica locale per premiare l’informazione che avvicina cittadini e istituzione

Rimini, 6 giugno 2008 – Un dibattito acceso e qualificato quello che ha visto coinvolti rappresentanti di testate giornalistiche locali, associazioni di categoria, comitati di controllo regionali e giornalisti nell’ambito del convegno "Informazione locale e processi globali. La professione giornalistica a livello territoriale come strumento di conoscenza delle istituzioni".
Ad Enrico Paissan, vicepresidente dell’Ordine giornalisti nazionale è stato affidato l’intervento introduttivo: "Situazione anomala, assolutamente unica al mondo, quella dell’Italia mediatica: 147 quotidiani escono in Italia ogni giorno, far west televisivo, mille radio locali e quasi 600 televisioni, nonostante i recenti processi di riduzione avviati.
101mila iscritti all’albo giornalisti, e tra questi purtroppo – ha considerato Paissan – oltre forse al sillabario, molti hanno letto l’ultimo libro ai tempi dell’esame, il volume di preparazione al concorso".
Un quadro non felice né facile per chi ha il compito di informare correttamente e appropriatamente il cittadino. "Per questo – ha concluso Paissan – stiamo predisponendo come Ordine nazionale due moduli formativi, diretti sia ai colleghi che a formatori, in modo da diffondere attraverso canali competenti un approccio culturale più attento. Noi siamo la generazione delle enciclopedie, oggi la sfida è internet, uno spazio assolutamente anarchico, dove però sono necessarie, urgenti, delle regole. Auspichiamo e lavoriamo per una rivoluzione di metodo".
Sul difficile dialogo tra comunicatore e giornalista si è invece soffermato Pierdomenico Lonzi, dell’Associazione Italiana per la comunicazione pubblica e istituzionale, che ha insistito sulla necessità di attuare la L.150/2000: "Il comunicatore pubblico ha la responsabilità di dare volto, identità e fiducia a un’amministrazione prima opaca, grigia, riservata. A chi si chiede perché la legge che afferma il diritto/dovere di informare ed essere informati sia disattesa rispondo che la stessa domanda è un alibi: tutti sappiamo che applicare la 150 significherebbe modificare logiche di potere ancora vigenti in una pubblica amministrazione che tende a difendersi dietro alla burocrazia, all’indeterminatezza, alla delega di responsabilità".
Legame tra informazione amministrativa e volontà politica sono invece stati oggetto dell’intervento di Giuseppe Bettini, membro neo-eletto del Co.Re.Com Emilia Romagna: "Non solo dobbiamo riconoscere che resterà sempre il problema di scindere atto amministrativo e affermazione politica – ha affermato l’avvocato Bettini – ma ammettere che al cittadino certi temi restano ostici, non interessano, e anche che il giornalismo del tutto imparziale non è cosi diffuso come ci piace pensare. Dobbiamo impegnarci per rendere più accessibile ciò che l’amministrazione dice e fa: questa la prima urgenza – ha concluso il rappresentante del Co.re.com. – finché la cittadinanza non percepirà che le istituzioni sono al loro servizio, resterà per gran parte inutile il loro stesso operato. In quest’ottica ben venga anche l’utilizzo dei nuovi media".
Differenze di modalità e forma espressiva come criticità del rapporto tra comunicatori e giornalisti sono state sottolineate da Giorgio Tonelli, Consigliere dell’Ordine giornalisti dell’Emilia Romagna. "Spesso la P.A. comunica per alluvione: spesso, in mezzo, la notizia c’è, ma a questo punto può verificarsi una nuova forma di "censura", dopo l’omissione, la censura per alluvione". Anche il linguaggio dell’amministrazione è distante da quello dei media e, ancor peggio, dai cittadini. "L’obiettivo dell’ente non può essere una consistente raccolta di articoli a fine anno, ma si deve valutare il tipo di copertura ricevuta, l’immagine percepita, la capacità di farsi capire e di trasferire contenuti importanti. Pensiamo a che figura fa la Pubblica Amministrazione su Striscia la Notizia, eppure colpisce, rimane impressa.. e così pure la campagna contro i fannulloni degli enti pubblici: attenzione! La notizia che fa audience accredita i fatti, il rischio è quello di rendere un problema anche più grave, diffuso di quanto non sia".
Su alluvione informativa e difficoltà di linguaggio anche l’intervento di Pierluigi Martelli, direttore de Il Resto del Carlino di Rimini: "Come se non bastassero, appunto i colleghi collaboratori delle istituzioni locali, il rapporto con il territorio è reso ancora più complesso dalla nascita della figura del P.R. e dalla sempre più sottilmente mascherata linea di demarcazione tra comunicazione e pubblicità".
Interessante anche la riflessione sui cambiamenti del mestiere: "Mi sono chiesto cosa sia cambiato prima e dopo la posta elettronica e la risposta è stata che il giornale lo facevo lo stesso, forse meglio – ha proseguito Martelli – e degli uffici stampa, che dire, ho un po’ di invidia per chi per fare 3 comunicati al giorno può disporre di 4 persone, mentre c’è chi con 3 persone deve fare un giornale. E fa rabbia – ha osservato amaramente Martelli - quando si constatano i limiti o la scarsa professionalità di qualche comunicatore, collega, addetto stampa e ci si sente rispondere che appartiene a questo o quel partito, o "tiene famiglia" o ancora peggio che è uno bravo, quindi non durerà".
Tra mito della conferenza stampa, codici astrusi per le limitazioni del traffico e cartelli che segnalano buche di notte si è proseguito in una severa disamina degli errori comunicativi della Pubblica Amministrazione. "Bisogna avere il coraggio di dire che una notizia non ha senso per ritagliarsi il tempo di cercare quella buona. – ha concluso il direttore del Carlino di Rimini – Non credo nelle ricette magiche, ma meno alluvione, più semplicità e maggior rispetto del cittadino credo debbano essere principi ispiratori di comunicatori e giornalisti".
Intervento particolare proposto dal convegno, quello di Vincenzo Cirillo, direttore del Gruppo E-Polis, che ben rappresenta il fenomeno sempre più diffuso della free press, con 17 testate locali sparse in varie regioni italiane.
"Il dato più sconfortante è l’assenza di solide basi culturali nelle nuove leve del giornalismo – ha osservato Cirillo – e mi ricollego alla necessità di ritornare alla lettura di un buon libro, di riscoprire quella cultura classica che era vanto italiano. C’è poi il fenomeno dell’alluvione, che ho vissuto personalmente quando ero nella redazione de La Repubblica: al tempo avevamo 27 agenzie, un totale di 13-15mila notizie d’agenzia, circa tre ore di lettura. Uno degli obiettivi della Free press è proprio quello di ridurre e localizzare. Se anche non arriverà ad annullare la stampa tradizionale, sicuramente alcuni problemi – come insegna l’esempio americano – li solleverà: il giornale del futuro sarà sempre più locale e sempre più gratuito. In tal senso il canale telematico sta già facendo la sua parte. E-polis segue i primi esperimenti mordi e fuggi della free-press da metrò, da leggere sul mezzo pubblico, ma cerca di mantenere l’autorevolezza e lo spessore del giornale quotidiano tradizionale".
Piccola polemica conclusiva sull’accesso alla professione, che vede ogni anno licenziati dal concorso di iscrizione tra i 300 e gli 800 nuovi giornalisti professionisti. Con quali qualifiche ed esperienze si arrivi effettivamente all’esame, l’alto precariato che contraddistingue la categoria, compensi medi per questi stessi tra i 5/6 euro lordi a pezzo o 4/5 centesimi a rigo, spesso in nero: sono stati la cartina al tornasole di un sistema carente sotto troppi punti di vista. "Si comunica poco e male a mio avviso ha concluso Enrico Paissansi deve re-inventare il rapporto tra mediazione tra fatti e cittadini, difendendo al più alto grado i principi di libertà e autonomia troppo spesso messi in discussione dall’editore, dalla proprietà. E poi il problema del precariato: il 52% di chi fa giornalismo oggi lo fa in condizioni precarie. O qualcuno pecca di superficialità e truffa nel controllare la candidatura all’albo nazionale, e sarebbero gli Ordini, o qualcuno certifica il falso, dicendo di retribuire e non pagando, e sarebbero gli editori. Forse le domande per l’esame sono troppo numerose, e vale la pena indagare sui percorsi dei candidati, ma rimane il fatto che quello del giornalista è oggi il lavoro meno pagato e meno sicuro in assoluto".
A conclusione dell’acceso confronto, il coordinatore Stefano Manzelli, collaboratore di Italia Oggi, ha presentato il nuovo Premio P.A. vicina, patrocinato da Ordine nazionale dei giornalisti, Ordine giornalisti Emilia-Romagna, Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, Co.Re.Com Emilia-Romagna, Ministero dello Sviluppo Economico e Comunicazioni. La prima edizione del Premio – che sarà consegnato ad EuroP.A. 2009 – è riservato a stampa quotidiana, stampa periodica pubblica e privata a carattere locale e regionale. Dalla II edizione il Premio aprirà invece a emittenti radio-televisive e nuovi media.

 

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