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PUBBLICATO IL RAPPORTO ISFOL 2006 Il tema della compiuta infrastrutturazione sociale del Paese e della messa a disposizione di accessi universali ai diritti e alle risorse resta aperto. Nel recente passato un fattore di complicazione è stato rappresentato dallo stallo delle relazioni tra istituzioni regionali e governo centrale, stallo cui non sembra estraneo il disallineamento delle competenze dei singoli livelli che la riforma del Titolo V ha imposto sull’architettura prefigurata dalla legge quadro sull’assistenza sociale. Nondimeno, se un dato positivo bisogna registrare, esso riguarda la dimensione territoriale, quella in cui il fronteggiamento dei bisogni della cittadinanza chiama in causa i protagonisti della sussidiarietà: autonomie locali, attori del partenariato sociale, corpi intermedi. Particolarmente sul versante degli enti locali si evidenziano avanzamenti relativi agli esiti della programmazione sociale di rispettiva competenza: un monitoraggio dei piani sociali di zona di cui si dà conto sinteticamente nel Rapporto Isfol 2006 suggerisce che c’è una parte di pubblici poteri che si organizza anche con i debiti profili tecnici per esercitare le proprie competenze del welfare territoriale, che attribuisce esplicito valore alla cooperazione interistituzionale e che riesce a realizzare percorsi interessanti nel coinvolgimento degli attori sociali ed economici. E’ lo stesso sistema - quello delle autonomie locali - che sembra già impegnato con esiti di qualche interesse sul fronte delle iniziative per l’invecchiamento attivo, che rappresenta un tema di assoluto rilievo anche nel dibattito europeo. Mette conto sottolineare, tra le altre cose, le problematiche dell’integrazione e dell’inclusione sociale di due peculiari segmenti della popolazione: gli stranieri (per i quali si apre nel dibattito italiano una questione di riconoscimento di diritti di cittadinanza che trascende la dimensione della mera allocazione al lavoro) ed i giovani, intorno a cui si evidenzia un dato originale di offerta di partecipazione alla dimensione pubblica che vede ancora una volta protagonista il sistema degli enti locali ed individua formule di attivazione come consigli comunali tematici, tavoli di co-progettazione, consulte giovanili. Una attenzione mirata va riservata al ruolo dell’imprenditorialità sociale, che anche in ragione della recente evoluzione legislativa può concorrere a dare ai sistemi territoriali di welfare un contributo di professionalità non disgiunto dall’obiettivo dell’utilità sociale. L’attuazione del decreto legislativo n.155/2006 verrà verosimilmente valutata avuto riguardo alla capacità di questi attori di assicurare processi di contrasto alla marginalizzazione di soggetti svantaggiati, come nella migliore tradizione della cooperazione sociale, ma anche con riferimento alla capacità di creare spazi di imprenditorialità e di nuova occupazione in settori estranei all’assistenza, come quelli legati alla valorizzazione dei beni culturali ed al turismo: ancora una volta, si tratta di fattori fortemente connessi ala dimensione territoriale. E’ un livello che tende a mettere a tema la sollecitazione più recente che arriva dalle istituzioni comunitarie, e che concerne la promozione della cittadinanza ed il coinvolgimento della società civile nelle decisioni pubbliche. E’ una faccia della coesione che certamente da sola non basta, le singole buone pratiche, non deve far dimenticare la realtà di un contesto nazionale.
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